Se un contratto di locazione non viene registrato, in Italia le conseguenze possono essere rilevanti sia per il proprietario sia per l’inquilino.
1. Obbligo di registrazione
La registrazione è obbligatoria per tutti i contratti di locazione di durata superiore a 30 giorni complessivi nell’anno, ai sensi del D.P.R. 131/1986 (Testo Unico dell’Imposta di Registro).
2. Nullità del contratto
Un contratto di locazione non registrato è considerato nullo secondo la normativa vigente (art. 1, comma 346, della Legge 311/2004).
Questo significa che, giuridicamente, il contratto non produce effetti validi tra le parti.
3. Conseguenze per il proprietario
Il locatore rischia:
- Sanzioni fiscali per omessa registrazione.
- Accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
- Recupero delle imposte non versate (imposta di registro o cedolare secca, se dovuta), più interessi e sanzioni.
- Difficoltà ad agire per sfratto per morosità, perché il contratto non registrato non può essere fatto valere in giudizio.
4. Tutele per l’inquilino
L’inquilino può:
- Segnalare la mancata registrazione all’Agenzia delle Entrate.
- Chiedere la regolarizzazione del contratto.
- In alcuni casi, ottenere la rideterminazione del canone secondo parametri legali (come previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza).
Inoltre, la nullità del contratto tutela l’inquilino da richieste di canoni “in nero”.
5. Possibilità di regolarizzazione
È possibile registrare il contratto anche in ritardo tramite ravvedimento operoso, pagando imposte, interessi e sanzioni ridotte.
In sintesi: un contratto non registrato è irregolare e nullo, espone il proprietario a sanzioni fiscali e può creare incertezza giuridica per entrambe le parti. La registrazione è quindi fondamentale per la validità e la tutela di locatore e conduttore.