In Italia non esiste un’età precisa in cui un figlio “decide da solo” con quale genitore stare. La scelta viene sempre valutata caso per caso nell’interesse del minore.
1. Il principio fondamentale: interesse del minore
Le decisioni su affidamento e collocamento vengono prese dal giudice tenendo conto di ciò che è meglio per il bambino o ragazzo, non solo della sua volontà.
2. L’ascolto del minore
Il giudice, in molti casi, deve ascoltare il minore se ha:
- almeno 12 anni
- oppure anche meno, se è ritenuto capace di comprendere la situazione
Questo è previsto per raccogliere la sua opinione.
3. Il peso della volontà del figlio
- Un bambino più piccolo esprime un parere, ma non decide.
- Un ragazzo più grande (adolescente) ha una maggiore influenza: il suo orientamento viene considerato con più peso.
- Tuttavia, non esiste un’età in cui può scegliere liberamente e automaticamente.
4. Possibilità di cambiare collocamento
Se un figlio (soprattutto se più grande) manifesta una preferenza chiara e motivata:
- il giudice può tenerne conto,
- ma valuta sempre anche stabilità, rapporti familiari e condizioni di vita.
5. Maggiorenni (18 anni)
A partire dai 18 anni:
- il figlio è legalmente libero,
- può decidere con quale genitore vivere, senza intervento del giudice.
In sintesi
- Non c’è un’età fissa per “scegliere” il genitore.
- Dai 12 anni il figlio viene ascoltato.
- La sua opinione diventa sempre più importante con l’età, ma la decisione finale resta al giudice fino alla maggiore età.
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