In Italia, i “lavoratori fragili” sono persone che, per condizioni di salute o situazioni personali, sono considerate più esposte a rischi sul lavoro, soprattutto in presenza di malattie o fattori ambientali (come durante la pandemia da COVID-19).
In generale, rientrano tra i lavoratori fragili:
- persone con patologie croniche o gravi (ad esempio malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche, immunodeficienze);
- soggetti con sistema immunitario compromesso (per malattie o terapie);
- persone con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992;
- lavoratori con comorbilità che aumentano il rischio in caso di infezioni;
- in alcuni casi, anche età avanzata associata ad altre condizioni di salute.
La qualifica di “fragile” non è automatica: viene valutata dal medico competente o dal medico curante, spesso nell’ambito della sorveglianza sanitaria prevista dal Decreto Legislativo 81/2008.
Cosa comporta?
Il riconoscimento può dare diritto a misure di tutela come:
- smart working o mansioni diverse;
- maggiore protezione sul luogo di lavoro;
- in alcuni periodi (come durante emergenze sanitarie), equiparazione dell’assenza a ricovero ospedaliero.
Le regole precise possono cambiare nel tempo, perché spesso dipendono da leggi temporanee o emergenziali.
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