Nella maggior parte dei casi si tenta innanzitutto una soluzione stragiudiziale.

L’avvocato invia una diffida o una messa in mora con cui invita il debitore a pagare entro un determinato termine, avvertendolo delle conseguenze di un eventuale inadempimento.

Se il debitore è disponibile a trovare un accordo, la questione può chiudersi nel giro di poche settimane oppure entro due o tre mesi, soprattutto quando viene concordata una rateizzazione.

Quando invece il debitore ignora ogni richiesta o contesta il credito senza fondamento, diventa necessario rivolgersi al giudice.

Il decreto ingiuntivo

Se il credito è certo, liquido ed esigibile e vi è idonea prova documentale, il creditore può richiedere un decreto ingiuntivo.

I tempi di emissione variano sensibilmente da tribunale a tribunale.

In alcuni uffici giudiziari il provvedimento può essere emesso nel giro di poche settimane, mentre in altri possono essere necessari diversi mesi.

Successivamente il decreto deve essere notificato al debitore.

Se quest’ultimo non propone opposizione entro i termini previsti dalla legge, il titolo diventa definitivo e si può procedere con l’esecuzione forzata.

Se il debitore propone opposizione

L’opposizione al decreto ingiuntivo può allungare sensibilmente i tempi.

In questo caso si apre un vero e proprio giudizio civile, la cui durata dipende dal carico di lavoro del tribunale, dalla complessità della causa e dall’eventuale attività istruttoria.

Non è raro che una controversia si protragga per alcuni anni prima di giungere a una sentenza definitiva.

La fase esecutiva

Ottenuto un titolo esecutivo, il creditore può notificare il precetto e successivamente avviare il pignoramento.

Anche questa fase presenta tempistiche molto variabili.

Ad esempio, il pignoramento del conto corrente può produrre effetti relativamente rapidi se il debitore dispone di disponibilità liquide.

Il pignoramento dello stipendio richiede generalmente tempi maggiori, ma può garantire un recupero graduale e costante.

L’espropriazione immobiliare rappresenta invece una delle procedure più lunghe e complesse, potendo richiedere diversi anni fino alla vendita del bene e alla distribuzione delle somme ricavate.

I fattori che incidono sui tempi

La durata complessiva del recupero crediti dipende da molte circostanze, tra cui:

  • la solvibilità del debitore;
  • la presenza di beni pignorabili;
  • eventuali atti di disposizione del patrimonio;
  • il numero dei creditori concorrenti;
  • il tribunale competente;
  • la complessità della controversia;
  • l’eventuale opposizione del debitore;
  • la completezza della documentazione disponibile.

In alcuni casi il vero problema non è ottenere una sentenza favorevole, ma individuare beni utilmente aggredibili.

È possibile accelerare il recupero?

Alcuni comportamenti possono contribuire a ridurre i tempi.

È consigliabile:

  • agire appena il credito diventa esigibile;
  • conservare tutta la documentazione contrattuale;
  • evitare di attendere inutilmente promesse di pagamento mai mantenute;
  • effettuare verifiche preventive sulla situazione patrimoniale del debitore;
  • rivolgersi tempestivamente a un avvocato.

Un intervento rapido riduce anche il rischio che il debitore disperda il proprio patrimonio.

Conviene sempre iniziare una causa?

Non necessariamente.

Quando il debitore è palesemente privo di beni o versa in una situazione di grave insolvenza, è opportuno valutare attentamente il rapporto tra costi, tempi e concrete possibilità di recupero.

 

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