1. Verificare la causa della muffa
Il primo passo è capire l’origine del problema. Le cause possono essere:
- Difetti strutturali (infiltrazioni, ponti termici, isolamento carente);
- Problemi impiantistici (perdite d’acqua);
- Eccessiva condensa dovuta a scarsa aerazione o cattive abitudini.
Se la muffa deriva da vizi dell’immobile, la responsabilità è in genere del proprietario. Se invece è causata da uso scorretto (mancata ventilazione, ambienti costantemente chiusi e umidi), può ricadere sull’inquilino.
2. Comunicazione scritta al proprietario
È fondamentale segnalare tempestivamente il problema con comunicazione scritta (PEC o raccomandata), descrivendo la situazione e chiedendo un intervento. Questo serve anche a tutelarsi in caso di contestazioni future.
3. Intervento e riparazioni
Se il problema dipende da difetti strutturali, il proprietario deve intervenire per eliminare la causa (ad esempio rifacimento intonaco, impermeabilizzazione, isolamento).
L’inquilino, invece, è tenuto alla normale manutenzione e a mantenere l’immobile in condizioni adeguate.
4. Riduzione del canone o risoluzione
Se la muffa rende l’immobile parzialmente o totalmente inidoneo all’uso abitativo, l’inquilino può chiedere:
- una riduzione del canone;
- nei casi più gravi, la risoluzione del contratto.
Tuttavia, non è consigliabile sospendere unilateralmente il pagamento dell’affitto senza una decisione giudiziale o un accordo scritto.
5. Raccolta delle prove
È utile conservare:
- fotografie;
- eventuali certificazioni mediche;
- relazioni tecniche di un professionista;
- copie delle comunicazioni inviate.