Se un’azienda è fallita, recuperare i crediti è possibile, ma dipende da vari fattori: il tipo di procedura, il tuo credito e il patrimonio residuo dell’azienda.

In generale, ecco come funziona:

  1. Verifica la procedura concorsuale. Se l’azienda è stata ammessa a una procedura come la liquidazione giudiziale (che ha sostituito il vecchio “fallimento” nel diritto italiano), viene nominato un curatore che gestisce i beni dell’impresa.
  2. Presenta la domanda di ammissione al passivo. Devi comunicare formalmente il tuo credito al tribunale, allegando tutta la documentazione che lo prova (fatture, contratti, DDT, estratti conto, ecc.). Se non rispetti i termini, potresti comunque presentare una domanda tardiva, ma con alcune limitazioni.
  3. Attendi la verifica del credito. Il giudice e il curatore esaminano la domanda e decidono se ammettere il credito e per quale importo.
  4. Riparto dell’attivo. Se vengono recuperate risorse dalla vendita dei beni dell’azienda, i creditori vengono pagati secondo l’ordine previsto dalla legge. I crediti privilegiati (ad esempio alcuni crediti di lavoro o fiscali) hanno priorità rispetto ai crediti chirografari (senza garanzie).

Se il credito rischia di non essere recuperato

Se il patrimonio dell’azienda è insufficiente, potresti recuperare solo una parte del credito o nulla. In alcuni casi, tuttavia, possono esserci ulteriori possibilità, ad esempio:

  • escutere una fideiussione o altra garanzia;
  • agire nei confronti di eventuali coobbligati;
  • verificare se esistono responsabilità personali degli amministratori nei casi previsti dalla legge.

È utile rivolgersi a un professionista?

Sì, soprattutto se:

  • il credito è di importo rilevante;
  • la documentazione è complessa;
  • sono coinvolte garanzie o privilegi;
  • vuoi valutare altre azioni oltre all’insinuazione al passivo.

 

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