La risposta, in linea generale, è no. Tuttavia, esistono numerose eccezioni nelle quali l’amministratore può essere ritenuto personalmente responsabile e condannato a risarcire i danni o a pagare determinate somme.

La regola generale: il patrimonio della società è distinto da quello dell’amministratore

La caratteristica principale della S.r.l. è l’autonomia patrimoniale perfetta.

Ciò significa che:

  • la società risponde delle proprie obbligazioni con il proprio patrimonio;
  • i soci, salvo casi particolari, non rispondono dei debiti sociali;
  • anche l’amministratore, di regola, non è tenuto a pagare personalmente i debiti della società.

Se, ad esempio, una S.r.l. non paga un fornitore, quest’ultimo non può automaticamente pignorare il conto corrente o l’abitazione dell’amministratore.

Quando l’amministratore può essere chiamato a rispondere personalmente

La situazione cambia quando l’amministratore viola gli obblighi imposti dalla legge o dallo statuto.

In questi casi, la responsabilità non deriva semplicemente dall’esistenza del debito della società, ma dal comportamento illecito dell’amministratore.

Tra le ipotesi più frequenti rientrano:

1. Mala gestio

L’amministratore deve gestire la società con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico.

Può essere chiamato a rispondere quando, ad esempio:

  • compie operazioni manifestamente imprudenti;
  • distrae beni aziendali;
  • utilizza il patrimonio sociale per finalità personali;
  • omette di tenere una contabilità regolare;
  • aggrava consapevolmente la situazione economica della società.

In questi casi può essere condannato a risarcire i danni arrecati alla società o ai creditori.

2. Violazione degli obblighi verso i creditori

Quando il patrimonio della società diventa insufficiente a soddisfare i creditori, gli amministratori devono adottare comportamenti conformi alla legge e tutelare l’integrità del patrimonio sociale.

Se, invece, continuano a compiere operazioni che aggravano il dissesto o sottraggono risorse ai creditori, possono essere chiamati a rispondere personalmente del danno provocato.

3. Pagamenti preferenziali

In prossimità della crisi può accadere che l’amministratore paghi alcuni creditori e ne trascuri altri.

In determinate circostanze tali condotte possono integrare responsabilità civile e, nei casi più gravi, anche profili di rilevanza penale.

4. Omessa richiesta degli strumenti previsti per la crisi d’impresa

L’amministratore ha il dovere di monitorare costantemente la situazione economica e finanziaria della società.

Se ignora segnali evidenti di insolvenza e continua l’attività aggravando il passivo, può essere chiamato a rispondere dei danni derivanti dalla prosecuzione dell’attività.

L’amministratore risponde direttamente verso i creditori?

Sì, ma solo in casi specifici.

I creditori sociali possono agire nei confronti dell’amministratore quando il patrimonio della società è divenuto insufficiente a soddisfare i loro crediti e tale insufficienza è conseguenza della violazione degli obblighi di conservazione del patrimonio sociale.

Non basta, quindi, che la società non paghi.

Occorre dimostrare:

  • una condotta illecita dell’amministratore;
  • il danno subito;
  • il collegamento tra tale condotta e il danno.

E se la società viene posta in liquidazione giudiziale?

L’apertura della liquidazione giudiziale non comporta automaticamente la responsabilità personale dell’amministratore.

Tuttavia, il curatore può esercitare le azioni di responsabilità previste dalla legge qualora emerga che l’amministratore abbia causato o aggravato il dissesto attraverso una gestione negligente o contraria ai propri doveri.

Quando il patrimonio personale può essere aggredito?

Qualora un giudice accerti la responsabilità personale dell’amministratore, quest’ultimo può essere condannato al risarcimento del danno.

Solo sulla base di tale titolo sarà possibile procedere all’esecuzione forzata sui suoi beni personali, come:

  • conto corrente;
  • stipendio;
  • immobili;
  • altri beni pignorabili secondo la legge.

La fideiussione cambia tutto

Una situazione molto frequente riguarda le fideiussioni personali.

Molti amministratori, soprattutto nelle piccole e medie imprese, firmano garanzie personali a favore di banche, fornitori o società di leasing.

In questo caso la responsabilità non deriva dalla carica di amministratore, ma dall’impegno assunto con la fideiussione.

Se la società non paga, il creditore può agire direttamente nei confronti del garante.

Come può tutelarsi un creditore?

Quando una S.r.l. non adempie alle proprie obbligazioni è opportuno verificare:

  • se la società dispone ancora di beni aggredibili;
  • se esistono comportamenti dell’amministratore che abbiano aggravato il dissesto;
  • se sono state rilasciate fideiussioni personali;
  • se sussistono i presupposti per promuovere un’azione di responsabilità.

Una valutazione tempestiva può fare la differenza tra il recupero del credito e la sua definitiva perdita.

L’amministratore di una S.r.l. non risponde automaticamente con il proprio patrimonio dei debiti della società.

La responsabilità personale nasce solo quando viola i doveri imposti dalla legge, cagionando un danno alla società o ai creditori, oppure quando ha assunto obbligazioni personali, come una fideiussione.

Per questo motivo, ogni situazione richiede un’analisi approfondita della documentazione societaria e delle condotte concretamente tenute dall’amministratore.

Se la tua società vanta un credito nei confronti di una S.r.l. insolvente, oppure sei un amministratore che vuole comprendere quali siano i propri obblighi e i rischi di responsabilità personale, è consigliabile rivolgersi a un avvocato per valutare la strategia più adeguata.

 

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